Arturo Martini. La vita in figure

    Elena Pontiggia, scrittrice milanese e professoressa di Storia dell’arte all’Accademia di Brera e al Politecnico di Milano, ha dedicato gran parte della sua carriera all’arte italiana tra le due Guerre, componendo saggi su Sironi, Carrà, Picasso e i movimenti artistici del Novecento italiano. L’indagine artistica della scrittrice ha raggiunto anche uno scultore che si è formato e ha passato la maggior parte della propria vita a Treviso, Arturo Martini. CartaCarbone le ha dedicato una serata ieri a Palazzo Rinaldi. L’autrice ha presentato il suo saggio La vita in figure, una dettagliata biografia dello scultore che analizza anche alcune delle sue opere più importanti.

    Ad aprire la conferenza è stato il critico d’arte Eugenio Manzato, che ha introdotto la figura dello scultore e raccontato al pubblico alcuni aneddoti sulla sua vita: le numerose bocciature alla scuola elementare, le difficoltà economiche che costrinsero la famiglia ad alloggiare presso la Torre del Visdomino – una delle strutture che la città offriva agli indigenti –, il difficile rapporto con la figlia.

    «A caratterizzare i primi anni di vita di Martini è stata la particolare condizione di povertà fisica e morale in cui si trovava la sua famiglia», ha precisato la scrittrice; il difficile rapporto con il padre, che lo umiliava per il suo rendimento scolastico, ispirò opere quali il Figliol prodigo. Verso gli anni ‘30, al superamento della crisi economica succede un dissidio interiore e una visione negativa della scultura, che non gli sembrava più capace di esprimere emozioni, di raccontare. Una sfiducia che non trova riscontro nella grande considerazione che il pubblico di ieri sera, che affollava la sala, ha dimostrato nei confronti di questo celebre artista trevigiano.

    Testo di Enrico Casagrande, Simone Liberali, Alberto Minuzzo

    (Foto di Alberto Minuzzo)

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