Cani: più che amici

    Cosa c’entrano i cani con la scrittura? Perché diciamo scrivere da cani? Queste sono le prime domande che vengono in mente ai curiosi che si imbattono nel 34esimo evento di questa edizione del festival.

    Partendo da espressioni come sei una volpe, sei un maiale e scrivere da cani, Paolo Zardi, ingegnere e scrittore, e Alberto Trentin, docente presso la scuola di scrittura autobiografica de Il portolano e autore egli stesso, hanno mostrato come i paragoni, molto radicati nel parlato, possano variare a seconda del contesto, dall’accezione più elogiativa a quello più dispregiativa.

    Successivamente gli autori si sono concentrati sul tema principale dell’incontro: il cane. Tradizionalmente concepito come l’animale più fedele all’uomo, il cane è d’altro canto associato a espressioni come reciti da cani o, appunto, scrivere da cani che, in ambito artistico, sono fortemente negative.

    Questa serie di esempi è servita per arrivare a una conclusione ideale: tutto ciò che è negativo ha un suo risvolto positivo, e viceversa. Così come in alcuni profumi si inserisce una sostanza maleodorante come l’indolo, che conferisce alle fragranze un sentore particolare, nei testi scritti da cani possiamo individuare un ingrediente essenziale della grande letteratura. Il fallimento dei propri tentativi di scrittura può infatti servire da stimolo per continuare a migliorarsi, per spingersi oltre i propri limiti.

     

    Testo di Edoardo Chiarenza e Irene Moratto

    Foto di Edoardo Chiarenza

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