Cucire insieme i tratti della propria identità

    Ieri sera a Ca’ dei Ricchi Alda Buzzetto ha curato e presentato un evento nato da un’inaspettata unione di Parola e segno.
    Il palazzo farà da cornice, fino a domenica 14, a una piccola selezione delle intriganti opere di Ba Abat, il cui controcanto, nel giorno dell’inaugurazione, è stata la voce di Silvia Battistella, impegnata nella lettura di alcuni passi del suo ultimo libro. Le due donne hanno scelto di raccontare e raccontarsi utilizzando due “maschere” diverse: l’arte e la scrittura.

     

     

    La felicità elementare, silloge di racconti di Silvia Battistella, tratteggia lo stare al mondo coraggioso e tenace di donne che, nonostante le difficoltà, continuano a cercare loro stesse e a lottare per l’affermazione della propria individualità.
    «La felicità elementare è un’intensa e appassionata volontà di cucire la propria personalità», spiega Silvia. Questa voglia di trovare e rivelare se stessi corrisponde anche al tema delle opere in mostra di Ba Abat. Il concetto di Persona, che dà il titolo all’esposizione, etimologicamente rimanda alla fatica di costruire l’identità personale di ognuno, superando i limiti intrinsechi alle maschere che la società ci impone.

     

     

     

    All’inizio dell’incontro abbiamo avuto l’occasione di scambiare qualche parola con l’autrice Slivia Battistella.
    Cos’è per lei la poesia? Cosa pensa del suo insegnamento a scuola?
    Ritengo che la poesia sia la forma di espressione che garantisce la maggior libertà e spontaneità. Rappresenta per me una necessità poiché mi ha salvato in un momento difficile facendomi recuperare l’equilibrio. È un linguaggio intenso, astratto, ricco di immagini e metafore, che necessita quindi di interpretazione. Ha perciò bisogno di uno studio personale, non adatto al poco tempo che le viene dedicato a scuola.

    Come si sviluppa il percorso che porta alla formazione delle sue poesie? A cosa si ispira?
    Mi ispiro a qualsiasi oggetto e dettaglio intorno a me. Ad esempio un giorno scendendo le scale ho letto sul campanello di un vicino di casa “Sentimenti”, ho scritto un racconto ed è diventato parte del mio ultimo libro.

     

    Testo e foto di Chiara Marengo e Chiara Spilotros

    Condividi l'articolo