Due passi nei boschi della riflessione. Intervista a Duccio Demetrio

     

    In occasione della presentazione del suo ultimo libro, Foliage. Vagabondare in autunno, abbiamo intervistato Duccio Demetrio alla Casa Albergo Salce, durante il primo incontro della quinta edizione di CartaCarbone. Professore ordinario di Filosofia dell’educazione e della narrazione, ha fondato la Libera Università dell’Autobiografia e l’Accademia del Silenzio, ed è uno dei principali ispiratori del tema del festival, l’autobiografia.

    Gli argomenti centrali su cui abbiamo chiesto il suo parere riguardano la sua esperienza professionale e il rapporto con la stagione nominata nel titolo del libro, l’autunno.

     

    Cosa significa per Lei questo festival e cosa comporta esserne una delle fonti d’ispirazione?

    Sono molto felice che il mio lavoro e le mie riflessioni abbiano potuto suscitare quest’idea a quella che è stata una mia allieva, a cui va attribuito tutto il merito dell’organizzazione del festival CartaCarbone. Come professore, non posso che essere soddisfatto degli effetti prodotti da i miei insegnamenti; al contempo, come scrittore, penso che il festival abbia il grande merito di evidenziare e diffondere, a ogni edizione, l’importanza della scrittura e in particolare il valore di quella autobiografica.

     

    Tra i suoi meriti, ricordiamo che Lei è fondatore della Libera Università dell’Autobiografia e dell’Accademia del Silenzio. A quale tipo di pubblico pensa siano maggiormente rivolte queste associazioni culturali?

    Non credo ci siano dei limiti: sono rivolte a tutti, senza problemi riguardanti l’età o i titoli di studio. Nonostante le nostre proposte non siano indirizzate a un pubblico specifico, abbiamo notato comunque una maggiore presenza di donne sia all’Università che all’Accademia. Proprio per facilitare coloro che vogliono intraprendere questi percorsi di studio, entrambe le associazioni prevedono la possibilità di affiancare agli iscritti dei tutor per aiutarli e sostenerli.

     

    Per quale motivo ha inserito il termine “vagabondare” all’interno del titolo, al posto di sinonimi più neutri? Con questo termine ha voluto rifarsi a una certa tradizione o per Lei assume un significato nuovo?

    Per me, ha un valore opposto a quello della percezione tradizionale, dove questo termine ha assunto un’accezione negativa a causa dei “vagabondaggi” dei monaci perdigiorno. All’interno del libro lo uso per indicare quello che è il vagabondare del pensiero umano, inteso come libera ricerca artistica e intellettuale. A mio parere, se a questa attività di riflessione si accosta il vagabondaggio vero e proprio, il piacere fisico della camminata, ci consente di rallentare l’invecchiamento. Il tutto raggiunge la sua massima potenzialità se svolto durante il periodo del foliage.

     

    All’interno della sua opera, qual è il rapporto fra iconografia e parola? Le immagini riprendono ciò che ha scritto o per Lei aggiungono significato al testo?

    Il libro poteva nascere tranquillamente senza immagini, in quanto il testo non propone dei riferimenti diretti alle opere. Ho deciso di proporre comunque una ventina di quadri appartenenti al repertorio espressionista e impressionista, prevalentemente italiano e francese, con svariate opere di autori celebri come Van Gogh o Monet. Ho scelto queste opere perché ho trovato maggior affinità con i pittori, che ritraggono l’autunno in maniera positiva, piuttosto che con altri scrittori o artisti che consolidano l’aspetto malinconico dell’autunno.

     

    In conclusione, secondo Lei, perché si scrivono autobiografie?

     

    Articolo e video di Marco Eusebio, Luca Camilotto e Teresa Cecchinato

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