Saturnini, malinconici, un po’ deliranti

    Saturnini, malinconici, un po’ deliranti è il nuovo libro di Nicola De Cilia, presentato oggi a Palazzo Rinaldi. L’autore, nato a Treviso, è uno storico e collaboratore de “Lo straniero”. Nel suo libro delinea il ritratto di un Veneto vissuto e raccontato attraverso autori come Andrea Zanzotto, Luigi Meneghello, Giovanni Comisso, Goffredo Parise, Nico Naldini e molti altri.

    L’incontro è iniziato con due interventi da parte delle scrittrici Antonia Arslan e Maria Gregorio, che hanno espresso delle riflessioni sui temi del libro e hanno delineato la figura dell’autore. Nicola De Cilia nell’opera non parla di itinerari letterari, ma traccia un legame tra il paesaggio veneto e se stesso; tale legame non è rimasto confinato nelle pagine del volume, ma ha avuto una conseguenza diretta sulla sua vita. Le parole, infatti, lo hanno portato a vedere la realtà con occhi diversi, al punto da crearne una nuova. La sua forte connessione con il territorio veneto lo ha portato a vivere in modo più profondo e consapevole; chiunque, secondo Gregorio, può sperimentare in prima persona un simile legame con la propria terra e trarne significato per la propria vita. Il “venetismo” diventa così un potente fattore identitario che si richiama a una lunga tradizione culturale, artistica e letteraria, di cui De Cilia vuole far parte. Il dialetto veneto viene paragonato agli spigoli dei tronchi e delle pietre, materiali durevoli e resistenti; questa metafora sottolinea lo stretto rapporto che lega la natura paesaggistica alla lingua originaria che la rappresenta. L’autore, attraverso la lettura di alcuni brani degli autori veneti, è riuscito a condividere con il pubblico un senso di intimità e vicinanza con questi testi riportati anche all’interno del romanzo.

     

     

    Testo e foto di Edoardo Chiarenza e Irene Moratto

     

     

    Condividi l'articolo