Un fax dalla Luna

    Nell’accogliente auditorium della scuola secondaria Stefanini, è stato invitato questa mattina Adrian Fartade, a presentare il suo ultimo libro e a intrattenere il suo pubblico sul tema dell’astronomia.

    Laureato in Storia e Filosofia (specializzato in storia dell’astronomia) e divulgatore scientifico, ha aperto nel 2009 la piattaforma Link2Universe e nel 2012 un canale YouTube, Link4Universe che conta più di centoventimila iscritti e dieci milioni di visualizzazioni.

    Fartade ha intrattenuto il pubblico raccontando simpatici aneddoti sul Sistema Solare arricchiti da diverse nozioni scientifiche, focalizzandosi su aspetti molto curiosi quasi mai approfonditi sui banchi di scuola. Gli spettatori erano entusiasti nel sentir parlare del Sole, stella da lui definita “abbastanza normale”, nei termini di una nonna (la gravità) che abbraccia i suoi nipoti adolescenti (il plasma).

    Con altrettanta semplicità ha ripreso la metafora dell’abbraccio per spiegare l’origine della vita sul pianeta, cioè la formazione del carbonio a seguito del restringimento di una stella. La conferenza è proseguita con una miriade di altre curiosità: particolarmente apprezzata dalla platea è stata la storia delle prime foto scattate al lato “nascosto” della Luna: durante la guerra fredda alcuni ingegneri russi progettarono una sonda ultra-sofisticata per scattare fotografie ad alta definizione (8k) con l’obiettivo di trasmettere le immagini della Luna sulla Terra. Adottarono un sistema molto simile al fax, ma gli Americani captarono per primi il segnale, rivendicando la paternità della scoperta e accusando i Russi di sostenere il falso. I Sovietici riuscirono infine a smentirli, alla luce di prove materiali.

    Infine, Fartade ha lanciato un monito: la possibilità che la Terra si estingua è più legata a fattori interni che a fattori esterni come eventuali piogge di meteoriti; è dunque fondamentale che, pur continuando a studiare l’universo intero, noi uomini ci concentriamo sulla cura del  nostro pianeta.

     

    Testo e foto di Luca Camilotto, Simone Liberali, Alberto Minuzzo

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