D.A.N.T.E. – Perché Dante ha ancora qualcosa da dirci oggi?

Oggi, in occasione del Dantedì, ospitiamo un intervento di Mirco Cittadini.

D.A.N.T.E. – Perché Dante ha ancora qualcosa da dirci oggi?

La Commedia è la voce che noi dobbiamo ascoltare. O meglio la Commedia è un “grido”. Parola di Dante (“Questo tuo grido farà come vento,/che le più alte cime più percuote;/e ciò non fa d’onor poco argomento” Paradiso 17.133-135). 

Dante è “nostro”, per la generosità con la quale ha donato a noi una lingua, un immaginario, un poema pieno di luce, speranza, sapienza.

Dante è attuale. Attualissimo. È attuale perché ci spinge quotidianamente ad agire.

In questo mio breve intervento proverò a illustrare 5 motivi per cui noi oggi abbiamo bisogno di ascoltare il grido di Dante.

 

  1. Difendere una vita piena

Per Dante la felicità è la piena realizzazione della vita umana. Una pienezza che è fatta di corpo, intelletto e spirito, una visione olistica dell’esistenza. Il modello di felicità che a noi viene proposto, che ne siamo consapevoli o meno, è una felicità di tipo economico. 

Ma la vita umana è ben altra cosa.

 

Oh gioia! oh ineffabile allegrezza!

oh vita intègra d’amore e di pace!

oh sanza brama sicura ricchezza!

Paradiso 27.7-9

 

Una gioia indicibile. Una vita “intègra” (intera) fatta d’amore e di pace. Una ricchezza sicura e (mirabile a dirsi) senza brame.

La vita piena è armonia con la nostra interiorità, tra aspetto razionale, emotivo e spirituale. È armonia che deve tenere presente che noi viviamo nel mondo e viviamo assieme ad altri.

 

  1. Allenare la speranza

“Lasciate ogni speranza, voi che entrate” (Inferno 3.9). Questo è scritto sulla porta dell’Inferno. Una porta semplicissima, come quelle di qualsiasi cittadella medievale. Per fortuna che Dante ha scelto una visione “comica” della vita e non ci ha relegati in una tragica sospensione.

Dante è il poeta della speranza. Che non va confuso con un semplicistico “penso positivo”, un essere felici a tutti i costi. La speranza di Dante è una speranza nell’invisibile. Una fiducia verso l’uomo e verso gli uomini tutti. 

 

Qui se’ a noi meridïana face

di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,

se’ di speranza fontana vivace.

Paradiso 33.10-12

 

  1. Nutrire il proprio immaginale

La potenza di Dante è la potenza delle immagini. Una vera e propria palestra per l’anima che viene nutrita tanto da visioni potenti, luminose e materne (cieli rotanti, scale dorate, candide rose, piogge di latte), quanto da immagini fortemente perturbanti (gironi infernali, mostri, contrappassi).

In una società che è letteralmente sommersa da un diluvio di immagini, noi abbiamo perso paradossalmente ogni dimestichezza con l’immaginale. Il favoleggiare, la reverie, lo stato fantasticante (ma Dante ha una parola bellissima per questo: “alta fantasia”) diventano l’accesso ad un altrove trascendente intuitivo e irrazionale che mal si concilia con una coscienza raziocinante.

 

  1. Tornare all’integrazione/risveglio di un femminile sacro.

Le donne salvano Dante. Su questo non abbiamo dubbi. Senza donne non avremmo nemmeno la Commedia. Il cammino di Dante inizia per volere di una donna, che prova pietas verso il pellegrino smarrito nella crisi esistenziale. Quello che Dante propone è un femminile sacro da risvegliare e integrare. Scandaloso pensando all’epoca. Con donne attive che sanno argomentare in maniera “infallibile” di teologia, sanno parlare di politica, ardono d’amore, rivendicano la loro libertà e indipendenza: Beatrice, Piccarda, Cunizza, Matelda superano ogni stereotipo di genere. 

Dante dona voce alle donne. Ai bambini. Agli ultimi. Lui ultimo.

 

  1. Esercitare uno sguardo critico

Dante si era ben accorto che qualcosa a livello politico stava andando in cortocircuito. Dante aveva visto che stava emergendo un mostro economico, una bestia insaziabile “sanza pace” (Inferno 1.58).

 

Ed una lupa, che di tutte brame

sembiava carca ne la sua magrezza,

e molte genti fé già viver grame.

Inferno 1.49-51

 

Tre sono i vizi che contagiano ogni sistema politico:

 

Superbia, invidia e avarizia sono

le tre faville c’hanno i cuori accesi.

Inferno 6.74-75

 

Dante non sta zitto. Dante fa nomi e cognomi di tutti i potenti, papi o imperatori poco importa, prede, schiavi di questa logica lupesca.

Dante ci invita a vigilare. Ad essere coscienti. A leggere i nostri tempi con occhi critici. Con cuori accesi.

Dante è un mistico. Un contemplativo. Ma non può esserci mistica che non sia chiave per leggere e vivere il mondo. La vera spiritualità affonda le proprie radici da una parte verso l’infinito, ma dall’altra piega e fronde verso la Terra.

In fondo Dante compie la sua esperienza per tutti noi. Per poterla raccontare. Per “allontanare i viventi da uno stato di miseria e per condurli, in questa vita, ad uno stato di felicità”.

 

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Mirco Cittadini “turista della Commedia” è attore, formatore, regista, responsabile d’area presso la Cooperativa sociale Aribandus. Da anni si occupa di divulgazione dantesca, collaborando con scuole, circoscrizioni, comuni, associazioni e privati. Nel 2019 ha pubblicato il libro “Tutto è Paradiso”, (edizioni Spirito della Terra). Da ottobre del 2016 cura il suo blog: https://nellabirintodellacommedia.wordpress.com/

 

Libri consigliati:

Marchesi S. e Abbiati R., A proposito di Dante. cento passi nella Commedia con disegni, Keller Editore, Trento, 2020.

Mottana P., La visione smeraldina. Introduzione alla pedagogia immaginale, Mimesis, Milano, 2010.

Hillman J. (2007) , Le figure del mito, tr. it. Adelphi, Milano, 2014.

Vacchelli G, L’ attualità dell’esperienza di Dante. Un’iniziazione alla Commedia, Mimesis, Milano, 2014.

Vacchelli G., Dante e la selva oscura, Lemma Press, Bergamo, 2018.

 

Siti consigliati:

https://dante.dartmouth.edu/

https://www.youtube.com/channel/UCMZymwY3Y0-sRgDLkf3JWmw

 

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