Uno punto Due: protagonista la poesia “giovane”

Serata intensa, pregna di parole e musica libere di ri-comunicare il messaggio universale del “fare poesia”. Uno Punto Due ha confermato, nel piacere comune tra poeti e pubblico di dire versi e ascoltare versi,  che c’è sempre più necessità di momenti corali che vedano protagonista la poesia.  In questo caso la poesia giovane, ancora piena di urgenza biografica e di curiositas.

Dopo il saluto di Bruna Graziani, direttrice artistica del Festival, che ha ricordato come la seconda edizione si profili ricca di autori italiani e, da quest’anno, anche internazionali, di laboratori di scrittura, di performance poliedriche , l’assessore alla cultura, Luciano Franchin, portando i saluti del sindaco Giovanni Manildo e di tutta l’amministrazione, ha ribadito il sostegno che la città di Treviso intende dare perché il Festival CartaCarbone si realizzi con successo. Treviso è una città dove per molto tempo la cultura è stata  sentita come una priorità e l’accoglienza a iniziative culturali un piacere. Questa amministrazione, come ha già dimostrato, intende continuare in questa direzione.

Il senso della serata era innanzitutto quello di far dialogare la poesia di questi giovani con la città in un rapporto di scambio reciproco e in una location, la Chiesa di S. Gregorio, che pone pubblico e poeti a fruire insieme di sinergie antiche.  Giovani poeti trevigiani che devono trovare ascolto in primis nella città che li ha visti crescere e che ne ha forgiato le prime ispirazioni.  Protagonista della serata la parola poetica restituita alla propria forza comunicativa, parola libera, schietta nel dire e nel fare, impregnata di combinazioni eloquenti, intrisa di interiorità uniche e generose nel raccontarsi.

Conversazioni poetiche. Conversazioni tra poesia e musica delle giovani musiciste del Quartetto AliFraMarTe.

La prima  conversazione tra Giulia Zandonadi e Simone Bonin ha messo in luce la priorità che Giulia dà alla parola e alla ricerca etimologica che la caratterizza. La parola che ha un senso antico, fluito nel tempo e restituito a noi nella sua forza primordiale. Per capire e per poter parlare di noi e del mondo è necessario trovare e scegliere la parola che, combinata , sia chiara nel senso. Il fraintendimento de-via dalla ricerca di verità.

Poesia è uno sfogo?/voi cosa pensate che sia?/L’origine del termine è greca, indica il “fare”[…] Esterniamo emozioni, prendiamo in esame problemi quotidiani, ci fermiamo./ […]Facciamo immobilizzando il tempo e noi stessi./Non abbiamo ali per volare. Abbiamo pesi alle caviglie per restare. Mettere radici./ Re-sto, re-sisto. Res. Sto. Esi-sto.

Simone Bonin  si è raccontato nelle forti esperienze dell’essere altrove, in Costa Rica a quindici anni dove tutto è cominciato, dove si è conosciuto e ha sentito il desiderio del “fare poesia”, del ritorno in Europa dove il desiderio è diventato urgenza, necessità di esplorazione dell’io, di sondare per sentire, attraverso la lontananza tra l’io e il mondo, la propria presenza.  Singapore. Romania, Timisoara Più ti scrivo e più le vedo quelle folle il dicembre dell’89 a esplodere virali nelle piazze/mento in alto contro palle di cannone/”fai veloce a dire le preghiere”/mangia il pane”/e fra le dita gridaci il tuo nome trapungilo di AMEN/pelle a scaglie che si toglie/l’occhio è fibra muscolare/racimolo memorie dentro folders/colpi di esistenza sulle case/ […] Luoghi necessari per stemperare. Bruc/io-voce del verbo vi-vo-voce del verbo ve-do-voce del verbo ca-do e mi acceco perché non ci sono (io)ma ognuno eterno in ogni luogo.

La seconda conversazione tra Nicolas Alejandro Cunial e Federico Martino, in arte Big F, è stata intensa e dirompente, una performance poetica che li ha portati a raccontarsi in uno scambio di esperienze iniziatiche comuni, la passione per il rap, il bisogno di libertà di temi e di  stile, non mediati ma affermati.  La poesia di Nicolas,  effrenata nella forza comunicativa della declamazione, alterata nella musicalità distonica, restituisce, a chi ascolta,  sequenze cinematografiche , immagini che si fanno sempre più nitide e compiute. Arti combinate e potenti.

Ext./int. Cinema caduto – Notte/ Sono qui, per suddividere i nostri cicli in capitoli/per renderli digeribili o corrosivo adatto agli alibi/e so che scorrere i paragrafi della nostra esistenza/è follia è una mina nascosta nel cuore ad orologeria/ma non abbiamo scelta: dobbiamo spararci ancora/ e tutto torna sempre, continuamente, è una spirale/che accelera la morte della mia coscienza cerebrale.

Big F, rapper più che poeta, rapper e visual performer.  Ancora arti combinate e potenti. Rapper libero dai quattro/quarti, libero nella parola che fluisce da dentro e da fuori, lucido nell’auscultarsi e nel farsi ascoltare. Sceso sulla terra, l’arte come talento/il mio elemento, lo padroneggio, viene da dentro/ il tempo? ok, Io rallento/per ascoltare ciò che mi sussurra il vento/ e se non sai ascoltare, la voce del silenzio/non potrai apprezzare, nemmeno un momento/parole indelebili, come Memento/le metto in rima, cantandole dono sentimento/a ciò che solo in pochi, altrimenti sentono/a ciò che gli altri perdono, ma che cercano/e sprecano la vita in foreste di cemento/come un sole spento, potrebbero ma non splendono […]

La terza conversazione ha visto protagonista il più giovane, Elia Russo, che ha raccontato, nel  dialogo con Simone Bonin, la sua passione per il mito, origine chiarificatrice del tutto. La civiltà greca ha indagato il mondo, l’ha spiegato attraverso il mito e ha raccontato l’uomo nell’universalità e molteplicità del sentire. Giovane aedo che dà voce a chi, nei poemi omerici o nel poema di Dante, voce non ha avuto. Canto XXVI ° dell’Inferno. Parla Diomede, l’altro dei due dentro ad un foco, affermando l’urgenza del raccontarsi. Non solo Ulisse, il maggior corno della fiamma antica.

 […] Io, Diomede, il forte, il temerario, mai mi arresi, non mi arrendo e non mi/arrenderò. Mai persi una battaglia/ a chi la resa intimò, con feroci dita la gola staccai quel giorno,/ i forti denti il potente sapore del sangue conobbero/,/ attaccai ed attaccai di nuovo, come lupo, come leone, come orso ringhiante,/ chè meglio del dono di Dioniso il dono di Prometeo in gola scorre. […] Forse che sulla brulla terra mi hanno dimenticato?/ Tu dici “son poeta” la penna prendi e scrivi,/ scrivi della mia follia chè io possa nuovamente essere da tutti temuto./ Pensa, dei sommi allori verrai magari per questa tua scelta decorato. […] Lettura potente quella di Elia, avvezzo, grazie al canto lirico, a modulare il timbro per dar voce folle a Diomede e  voce narrante a Dante.

Poesia in musica quella eseguita dal Quartetto AliFraMarTe (Alice Bettiol, Francesca Pavan, Marta Storer, Teresa Storer). Originali giovani musiciste, studentesse di Conservatorio, compositrici e divertite manipolatrici di brani pop e rock, dai Deep Purple ai Nirvana, dai Coldplay al DJ Avicii. La loro performance si è magnificamente fusa con quella dei giovani poeti.

Serata emotivamente forte, per i poeti e per il pubblico. La qualità intensa dei versi e della musica ha vista confermata la forza della cultura.

Paola Bellin
Curatrice Uno Punto Due per conto di CartaCarbone festival letterario

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